
Nel I atto di Boheme, in una fredda soffitta del quartiere latino di Parigi, il poeta Rodolfo incontra Mimì, la sua vicina di casa, e così si accende la loro travagliata storia d'amore. Nella celebre romanza “Che gelida manina” si canta:
"Ma per fortuna è una notte di luna, e qui la luna l'abbiamo vicina.
Aspetti, signorina, le dirò con due parole chi son, e che faccio, come vivo. Vuole?
Chi son? Sono un poeta. Che cosa faccio? Scrivo."
Ma allora, se io scrivo:
“di fronte al mare la felicità è un'idea semplice”
posso definirmi un poeta?
Che strano stò fatto; io avevo sempre pensato di essere un boscaiolo ed ora mi ritrovo a scrivere con assiduità e vigore.
Stampare mi è storicamente congeniale, ma lo scrivere ritengo invece sia impegno fino ad oggi a me sconosciuto e assai più arduo;
penso sia legato ad una particolare condizione dello spirito e dell'anima che, talvolta, vengono travolti da un insolito destino, ahimè.
Ed è proprio in questo mio particolare momento di vita, in questo mio emporio interiore, laddove tristezza, felicità, lacrime e sorrisi riescono a convivere e non belligerare.

Sempre Rodolfo canta
“e come vivo? VIVO.”
In me allora convivono due loschi figuri solo apparentemente in contrasto fra loro: il boscaiolo che con la sua ascia abbatte il superfluo da non ricostruire, ed il poeta che con la sua penna darà un nome al vuoto che resta.
Il boscaiolo e il poeta non sono due persone diverse; sono lo stesso uomo che finalmente ha smesso di mentire a se stesso.
Chi sente quella voce interiore con chiarezza non ha scelta!
"Alcune persone sentono la loro voce interiore con grande chiarezza e vivono seguendo ciò che ascoltano.
Queste persone diventano pazze o diventano leggenda."

